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Friday, June 13, 2014

Rolling Stone intervista i Daft Punk

Fonte: Flickr - Autore: Speed38Bump

Recentemente, la rivista Rolling Stone ha pubblicato una interessante intervista ai Daft Punk, che rivela il lato giocoso e scherzoso del duo francese e allo stesso tempo parla di quanto essi siano misteriosi, lavorino sodo e si impegnino affinchè la musica sia sempre ad alti livelli.


Fonte: Flickr - Autore: Juliana Luz


Il giornalista Jonah Weiner, si reca presso il loro studio a Parigi e realizza una delle più interessanti e introspettive interviste mai realizzate a questo duo formidabile.

L'intervista completa si può trovare sul sito ufficiale del periodico Rolling Stone

Debora Del Vecchio
Il lato social
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Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Il fenomeno Daft Punk

I Daft Punk - Fonte: Flickr - Autore: Marsmet Tallahassee
I Daft Punk sono un gruppo musicale di musica elettronica fondato nel 1992 dai parigini Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, che può definirsi, per critica e vendite, una delle collaborazioni più significative di ogni tempo nell'ambito della musica elettronica.

Il nome "Daft Punk" deriva, come si può leggere dalla pagina relativa su Last.fm, da una recensione del loro primo lavoro apparsa sulla rivista britannica Melody Maker (quando ancora i due si facevano chiamare “Darlin’”), in cui la loro collaborazione era stata definita “un gruppetto di stupidi teppisti” (“a bunch of daft punk”).

Il primo album, Homework, risale al 1996 portato in vetta dal singolo “Da Funk”, che ottiene un notevole successo, insieme al singolo Around The World, che catalizza l’attenzione e diventa un enorme successo commerciale, anche grazie a un videoclip non indifferente. Apparentemente può essere scambiato come un singolo usa e getta, ma il ritmo e la sua semplicità lo rendono un tormentone. Homework fu riconosciuto come uno dei più influenti album degli anni Novanta.

I Daft Punk non sono semplici “rielaboratori” di antiche idee, i loro dischi sono pieni di piccoli capolavori che, aiutati da ottimi videoclip riescono sempre a sfondare e a creare scalpore.

Nel 2001 esce il secondo album, Discovery, un prodotto, che grazie alla disponibilità di maggiori mezzi a disposizione, è un prodotto innovativo, retrò e critico al tempo stesso. E' innovativo perché presenta numerose idee nuove e retrò rimangono presenti rimandi al passato. Perché è anche critico? Perché non presenta semplicemente la musica degli ultimi decenni, ma la rimiscela, taglia, ingloba e aggiusta creando un prodotto nuovo. Qui il minimalismo sonoro chiave nei Daft Punk viene messo da parte per dare spazio alla voce, precedentemente assente.

Il nome dell’album Discovery, svelò il gruppo, derivava da un paragone da essi fatto con la fase di scoperta che si sperimenta nell’infanzia, simboleggiando la loro nuova attitudine giocosa e aperta nei confronti della musica.

La cover dell'album Discovery - Fonte: Flickr - Autore: Jeremy Chan

Se in Homework avevano giocato a inventare piccoli capolavori elettronici con il minimo dispiego di forze, in Discovery, la missione è più dispendiosa: rielaborare idee musicali degli ultimi decenni (se stessi compresi) per fornirne un'interpretazione critica e nostalgica.

Nel 2005, in pochissimo tempo, esce l’album Human After All che spiazza tutti creando una critica divisa a metà, alcuni lo amano, altri lo ritengono un flop: in ogni caso, fa parlare di sé.

Dopo una grande attesa, esce nel 2013 l’album Random Access Memories, album dalla vena autoreferenziale e romantica, è l’album dei ricordi, dell’infanzia, è ortodosso e assolutamente fedele alla linea, tenta di giocare spesso su un equilibrio che a volte si spezza. E' la rivendicazione di quel che sono e di quel che sono stati i Daft Punk.

La cover dell'album Random Access Memories in una fanart - Fonte: Flickr - Autore: Laurent Peugniez

Il singolo Get Lucky, come si può leggere su La repubblica XL ha stabilito il record assoluto in streaming su Spotify ed è in vetta su iTunes in 45 paesi.

I Daft Punk live - Fonte: Flickr - Autore: André Felipe

Debora Del Vecchio
Il lato social
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Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Thursday, June 12, 2014

Artista in vetrina

Fonte: Flickr Photo by: Thomas van de Weerd

Soundcloud rappresenta la più diffusa piattaforma digitale dove artisti di tutte le età uploadano giornalmente le loro tracce in cerca di successo. Questo social network funziona esattamente come il suo “parente” Facebook ma è incentrato sulla condivisione musicale. Commenti, chat fra utenti e “likes” sono all’ordine del giorno ma un profilo su questa piattaforma è in grado di immergersi a 360 gradi nel mondo della musica e restare aggiornato in tempo reale su tutto quello che succede in questo ambito.



Se in passato era necessario presentare il tuo lavoro su CD o audiocassetta al produttore discografico del momento e sperare in una sua approvazione, ora il successo potrebbe arrivare direttamente dal web grazie ad una mirata ed efficace propaganda. Essendo Soundcloud sconosciuto da molti, diversi artisti coinvolgono più social network contemporaneamente per raggiungere più orecchie possibili: YouTube e lo stesso Facebook servono come imbuto per amplificare al meglio una propria traccia e canalizzare l’attenzione su un medesimo progetto.

Fonte: Flickr Photo by: jonnson

Mentre Facebook rappresenta maggiormente un luogo dedicato alla diffusione di immagini e alla socializzazione, YouTube è ormai diventato uno scrigno contenete centinaia di canali musicali che condividono e promuovono artisti provenienti da piattaforme differenti (proprio come il nostro canale Futurbeats). Da una parte abbiamo tutte le giovani promesse della musica bramanti di poter diffondere le proprie tracce su canali YouTube vantanti migliaia di Fan. Dall’altra gli stessi canali necessitano nuovi e talentuosi musicisti per aumentare il loro numero di iscritti. Questo tipo di meccanismo permette una simbiosi perfetta fra chi è in grado di produrre musica e chi è in grado di promuoverla.

Fonte: Flickr Photo by: Roxanne Tamayo

Un discorso analogo ma con differenti sfaccettature lo si può applicare a Facebook. Pagine dedicate alla diffusione musicale sono ormai molto frequenti (una fra le tante, come citato questo articolo, è UKF) ma, oltre ad appoggiarsi necessariamente ad un sito per l’upload secondario (sia esso Youtube, Soundcloud o terzi), servono per lo più a gestire interazioni interpersonali fra musicisti e promotori. Qualsiasi artista nascente divulga i propri lavori su questo social network e l’incredibile possibilità di poter parlare con tutto il mondo grazie ad una connessione internet fa crescere sempre di più l’utilizzo di questa piattaforma. Molte pagine diffondono in modo libero e gratuito le tracce create da altri al solo scopo di ricevere popolarità e likes. Come citato nel precedente articolo un profilo Facebook, spendendo una definita somma mensile, può arrivare a migliaia di visualizzazioni che, tradotto per il mondo digitale, hanno lo stesso valore di "guadagno".


Tabella per la promozione di un post su Facebook.
Pagina: Motherboard ink, gestita da Davide Moraglio

Sia un account YouTube che uno su Facebook possono tranquillamente raggiungere centinaia, se non migliaia, di euro mensili grazie alle onnipresenti pubblicità che circondano queste piattaforme. La mia paura più grande è che si arriverà al punto in cui questa grande realtà potrà essere monopolizzata da una singola società in grado di controllare cosa può e cosa non può essere diffuso, facendo così perdere al web questa sfumatura della condivisione.

Davide Moraglio
Il lato promozionale
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Tuesday, June 10, 2014

DEFQON.1: il top event Olandese della musica elettronica

Logo e aspetto grafico del Defqon.1 edizione 2014 - Fonte: Defqon.1 Official Website in Highlights section

Il Defqon.1 è tra i più grandi e importanti festival di musica elettronica d’Europa che si terrà, per la sua edizione 2014, nella città Olandese di Biddinghuizen nei giorni da venerdì 27 a domenica 29 Giugno. Tutto avrà inizio con il Gathering (l’adunata), evento d’apertura del festival, dalle 20:00 fino all’1:00. La serata terminerà presto per permettere il giusto riposo ai partecipanti, in vista della prima giornata full-time del festival, dalle 11:00 alle 23:00 con tanto di afterparty fino alle 4:00 del mattino. La domenica, con il Closing Ceremony ( la cerimonia di chiusura) verrà ufficialmente sancita la fine del festival.

Come si può leggere sul sito web ufficiale nella sezione line-up i palchi previsti per l’edizione 2014 sono ben 14, più due organizzati esclusivamente per la cerimonia d’apertura e quella di chiusura. Visto l'elevato numero di strutture non c’è da stupirsi della grande cerchia di artisti ed ospiti che si esibiranno nei tre giorni di festival, esibizioni corredate da light shows d'impatto e scenari d'effetto curati nel dettaglio.


Elenco palchi 2014 - Screenshot: Andrea Grasso - Fonte: Defqon.1 website

Dallo stesso sito web, nella pagina Highlights (la sezione dedicata alle strutture e alle attività maggiormente degne di nota) si trovano diverse proposte dall’organizzazione, tra cui: l’area campeggio, lo spazio dedicato ai partecipanti e attrezzato per ogni evenienza, da servizi igienici ad un supermercato privato, dai ristoranti per i palati più fini ad un cinema per rilassarsi nelle pause tra un evento e l’altro; la Q-Dance Radio, stand che ospita il canale radio dedicato esclusivamente al festival che trasmette per l’intera durata dell’evento le prestazioni degli artisti, gli avvisi relativi ad ospiti speciali e contest segreti e che funge da luogo di ritrovo per l’afterparty del sabato sera; le aree extra, palchi dedicati ai generi più innovativi o più spinti, per le orecchie più ricercate o semplicemente più desiderose di emozioni.

Lo stage del Q-Dance Radio - Fonte: Defqon.1 Official Website in Highlights section

Fin dalla sua nascita, nel 2003, il Defqon.1 si è contraddistinto per la qualità degli ospiti e la cura organizzativa dell’evento. Per questo motivo negli anni il numero di fans e appassionati è cresciuto sempre più fino al raggiungimento, come si può leggere sulla relativa pagina Wikipedia, di ben 70.000 partecipanti nell’edizione 2013, valore considerevole vista la località dell’evento e la sempre maggior difficoltà economica e legale nell’organizzare eventi di questo calibro.

Anche questo festival, come tutti i migliori nel settore, offre ai propri fans aftermovies di considerevole durata (solitamente superiori ai venti minuti) in cui vengono ripercorsi, con la complicità di un montaggio e una colonna sonora emozionali, i migliori momenti del festival, per offrire un ricordo indelebile ai suoi partecipanti e, perché no, convincerne di futuri.





Andrea Grasso
Il lato eventistico
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L’articolo è stato interamente scritto da me, sulla base delle informazioni raccolte da conoscenti ed amici, in particolare da coloro che hanno potuto fornirmele grazie ad una o più partecipazioni al festival. I dati tecnici sono stati ottenuti dalle fonti citate nel testo.




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Monday, June 09, 2014

YouTube: dal 2005 padre della promozione musicale

Attuale logo YouTube - Fonte: Wikimedia Commons

Nove anni dopo la sua apertura, nel lontano 2005, YouTube continua ad essere il miglior mezzo di comunicazione e promozione video, musicale e no, che l'uomo abbia visto nell'intera storia del web.

Fin dalla sua nascita si palesa agli occhi dei suoi utilizzatori la grandiosa potenza di questo strumento che, gratuitamente e inizialmente senza grossi limiti d'utilizzo era in grado di diffondere ad un pubblico pressoché infinito il messaggio di ognuno. 

Il mondo della promozione ha una svolta: la facilità con cui è possibile trasferire le proprie tracce online è stupefacente; nasce una vera e propria nuova forma di comunicazione legata all'aspetto video (dall'animazione e la coordinazione audio al più moderno concetto di video "virale"); si da il via alle personalizzazioni del proprio canale; nasce la ricerca e la trasmissione della propria immagine e del proprio gusto personale, espresse tramite diverse piattaforme in grado di garantire uno "spazio" privato e personale (con i relativi eccessi); c'è un salto importante nelle capacità e nelle potenzialità delle piattaforme web, a partire da quelle già esistenti mosse all'aggiornamento per mantenere una competitività di mercato.


Un esempio di layout Myspace - Fonte: Black Default Layouts For Myspace

Si manifestano ben presto personalità (sotto forma di canali) con il preciso obiettivo di diffondere al loro pubblico contenuti audiovisivi ricavati da piccole realtà in attesa di essere messe in luce. Si assiste, in sostanza, alla genesi dei primi canali di promozione. Col passare del tempo questo tipo di promozione diventa moda, e i canali nati negli anni con questo obiettivo sono innumerevoli, sia come collettivi di artisti sotto l'ala protettrice di un personaggio privilegiato, sia sotto forma di autopromozione messa in atto da artisti singoli.

Con il passare degli stili, delle tendenze e, non ultimo, del tempo, quasi la totalità dei canali originari sono scomparsi per far spazio ai nuovi, più moderni e di tendenza. Questo rientra perfettamente nella filosofia dell'intera questione, in cui un ricambio di materiale e mezzi di diffusione è fondamentale per il progresso e lo sviluppo della musica elettronica.


Logo e slogan del canale Liquicity - Fonte: Liquicity on Deviantart


Alcuni canali, tuttavia, sono sopravvissuti al passare delle mode e degli anni, grazie a più o meno lievi cambiamenti di rotta, alle capacità delle singole personalità di catturare l'interesse del sempre nuovo pubblico, ma nella gran parte dei casi semplicemente grazie alla genericità e all'importanza del genere trattato. Ne sono ottimo esempio canali come Liquicity, attivo dal 2008 e promotore di musica Chill/Drum 'n' Bass; UKF, attivo dal 2009 e promotore di diversi "gusti" di musica elettronica, dalla Dubstep alla Drum 'n' Bass, alla elettronica generica; il canale ufficiale di Skrillex, attivo dal 2010 e ottimo esempio di autopromozione del proprio lavoro di genere Dubstep.


Andrea Grasso
Il lato eventistico
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Thursday, June 05, 2014

While: l’ultimo album di Deadmau5

Deadmau5 ci sorprende con un album contenente ben 25 tracce, che si ha la possibilità di poter pre-ordinare su iTunes dal 20 Maggio; l’uscita è prevista per il 17 Giugno.

Picture by Drew "Rukes" Ressler on Flickr

L’album, come descritto su ElectroItalia si suppone abbia un taglio leggermente più techno e meno electro, ma sarà tutto da scoprire! Ecco a voi un tweet dello stesso Deadmau5 che annuncia il suo nuovo album:

Screenshot by Debora Del Vecchio

Proprio da questo tweet si intuisce l’importanza che l’artista dà a questo album in quanto lo ritiene il suo primo album: “E’ il primo album che io abbia mai fatto e che chiamerei album… E’ composto come un album. Non è una raccolta di brani.”

Picture by ElectroItalia

Perché il nome "While (1>2)"? Come molti di voi sapranno l’artista si definisce un “nerd”, e proprio per questo ha voluto giocare il nome sulla programmazione informatica: "While (1 2)" infatti in codice vuol dire “che fa un loop infinito” e dunque si presuppone, in questo caso, che voglia indicare un ascolto infinito delle tracce.

Come smorzare l’attesa? Deadmau5 ha pensato anche a questo: coloro che acquistano l’album su iTunes, avranno in regalo la traccia “Avaritia”, un piccolo assaggio in attesa del vero e proprio album!

Stay tuned and wait for the 7th June!



Debora Del Vecchio
Il lato Social
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Wednesday, June 04, 2014

Intervista a Lupo Alberto - Disk Jockey negli anni '70

Picture of Disc jockey Paul Anderson on air for KMSC radio. Photo by Mnstate


Al giorno d’oggi tutti noi sappiamo cosa si intende per “dj”. Ma se chiediamo a un ragazzo degli anni ’70, la risposta non coincide esattamente con la nostra.



Parlami della tua esperienza.

All’epoca quasi tutti i disc jockey iniziavano nelle radio locali nella quale c’erano poche risorse, tant’è che molte volte i dischi venivano acquistati dal dj stesso. Per un paio d’anni ho lavorato in una radio locale, Radio Moncalieri Centro, e nel frattempo feci diversi provini in radio più grandi, ma vista la mia giovane età (ero minorenne) non potevo essere contrattualizzato.

Cosa faceva un dj in una piccola radio locale?

Per quanto riguarda la mia esperienza e dei colleghi che ho conosciuto, ci si occupava di tutto. Si predisponevano gli orari dei programmi in base anche alle proprie esigenze, ci si occupava dalla gestione del mixer alla realizzazione della scaletta, e anche all’inserimento degli inserti pubblicitari, che erano la linfa vitale per tenere in piedi una radio privata. Mi ricordo che ci fu un periodo in cui eravamo stati obbligati a fare i broker pubblicitari della nostra stessa radio.


Hai lavorato solo in radio?

No, successivamente ho lavorato in una discoteca in una località turistica montana, ed è stata un’esperienza bellissima in quanto avevo un rapporto diretto con il mio pubblico.


Ma che differenza c’era tra lavorare in radio e in discoteca?

In radio tu non vedi il pubblico, ti accorgevi dell’indice di gradimento dalle telefonate (gli SMS non c’erano ancora) e quindi ti rapportavi sostanzialmente con l’amministrazione della radio che valutava la bontà del tuo programma in funzione della raccolta pubblicitaria. In discoteca invece si veniva a creare un rapporto diretto con il tuo pubblico ed eri il centro della serata. La riuscita della serata dipendeva esclusivamente da te, se riuscivi a coinvolgere il pubblico in sala: eri considerato un bravo dj in funzione delle scelte musicali e della capacità di mantenere un ritmo sostenuto. In ogni caso sia in radio che in discoteca diventava importante la voce del dj per creare l’atmosfera che ci si era prefissati.


Cosa faceva esattamente un dj di quegli anni che lavorava in discoteca?

Il mio compito era quello di coinvolgere il pubblico, cercando di capire quali erano i gusti. E per intrattenere ovviamente mixavo la musica. Per farlo utilizzavo un mixer e due piatti e poi c’era anche il mixer delle luci. Si faceva partire un brano, poi verso la fine in cuffia ascoltavi l’inizio del secondo brano: trovato il punto di aggancio c’erano due tipi di mixaggio: quello sfumato ossia la sovrapposizione dei due brani, e quello secco, lo stacco. Interrompevi e partivi con il nuovo brano. Un buon dj ovviamente era apprezzato sugli sfumati quando non ti accorgevi di passare da un brano all’altro. In più c’era il mixer delle luci gestiva le luci psicodeliche che si accendevano alternativamente a tempo di musica e c’era un apparecchio in cui potevi regolare i vari toni e la sensibilità della luce. Poi c’era la strobosfera, fondamentale dopo il film Saturday Night Fever! E per i pezzi più rock si usava la stroboscopica che veniva sincronizzata manualmente con il pezzo che si ascoltava.


Secondo te il dj come viene oggi definito, è lo stesso degli anni 70?

Ai miei tempi il dj radiofonico era uno e faceva tutto: oggi c’è la regia, l’addetto alla consolle e poi c’è lo speaker. Direi che è decisamente cambiato il dj radiofonico rispetto a quello degli anni 70. Per quanto riguarda i dj che lavorano nelle discoteche al giorno d’oggi, in un certo senso mi ritrovo: il dj è sempre il centro della discoteca. Credo però che il dj odierno, pur non essendo producer, si confronti con strumentazioni molto più complesse rispetto a quelle che utilizzavo io.


Faresti il dj oggi, con la musica odierna?

Credo di no, non la capisco proprio la musica odierna! (ride)


Lupo Alberto chiude così l’intervista, divertito dal salto generazionale che ha vissuto. In conclusione, come emerge dall’intervista il ruolo del dj non è cambiato molto, si può dire che si sia semplicemente evoluto, soprattutto grazie all’aiuto dato dall’era digitale.



Elena Masia
Il lato tecnico
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Tuesday, May 20, 2014

Pro-muoviti

Foto by Paul Mayne on Flickr

Esistono milioni di modi possibili per promuoversi o promuovere una propria passione, dal semplice passa parola al più elaborato “guerrilla marketing” ma oggi, maggio 2014, siamo arrivati a passare più ore nel virtuale mondo del Web che a passeggio fra le strade della nostra città.

Questo senza alcun dubbio segna un memorabile salto generazionale e divide fra l’era digitale e l’era analogica. Il parlare faccia a faccia sta diventando un episodio sempre più raro e le relazioni si stanno lentamente consumando via Internet “disumanizzando” il concetto di rapporto. Da una parte stiamo abbandonando l’idea di doverci alzare dalla nostra poltrona per incontrare le persone a noi care dall’altra, però, ci troviamo a dover condividere non più solo con i nostri vicini di casa, ma con il mondo intero. Tutte quelle barriere che non ci permettevano di vedere al di là del nostro giardino si sono finalmente infrante e la visibilità di ciascuno di noi ha raggiunto nuovi confini.


Foto by ganderssen1 on Flickr

Ma allora qual è il vantaggio di tutto ciò? Immaginate anche solo per un momento di avere uno strumento in grado di mettervi in comunicazione con tutto il mondo direttamente dalla vostra cameretta. Se quello che state cercando è la visibilità e non vedete l’ora di urlare al mondo che voi valete qualcosa, non basta far altro che connettervi al vostro fidato Wi-fi e accedere a Facebook: l’era della promozione digitale è finalmente giunta.



Foto by Lars Plougmann on Flickr

Da qualche anno a questa parte qualsiasi giovane mente che ricerca la promozione online crea la sua personale pagina su Facebook da poter condividere a parenti e amici. Molte di queste pagine altro non sono che un secondo profilo per questi ragazzi. Esse sono utilizzate unicamente per proporre nuovi brani da ascoltare o tenere aggiornati i propri followers su news ed eventi futuri. Un profilo medio su questo social network ha sui 350 amici (fonte) ma se contiamo che basta un minimo di popolarità per arrivare a sfiorare il milione si può capire quanto un post scritto su Facebook possa facilmente raggiungere moltissime persone. 



Foto by Sean MacEntee on Flickr

Scrivere un messaggio e pensare che questo arrivi a tutti i vostri “likers” è, però, pura utopia: soltanto il 20-30% dei vostri “funs” riceverà in bacheca il vostro pensiero. Questo meccanismo è stato adottato dall’introduzione del tasto “metti in evidenza un post” grazie al quale è possibile, tramite un pagamento da 4 a 150€, far visualizzare il vostro messaggio ad un numero di persone elevatissimo. Mentre in passato era sufficiente scrivere un bel post per ricevere i “mi piace” alla vostra pagina, al giorno d’oggi è necessario versare un “contributo” per promuovere i vostri pensieri e ricevere visibilità.


Screenshot by Davide Moraglio

Tutto questo progresso tecnologico ha ingrandito la mole di persone a cui rivolgersi, illudendoci di poter abbattere i vecchi confini, ma ci ha, forse, convinti di avere a portata di mano dei mezzi che in realtà liberi non sono?


Davide Moraglio
Il lato promozionale
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Fonti
L’articolo è stato interamente redatto da me sulla base delle mie conoscenze ed esperienze personali in questo campo. Sono il gestore di una pagina Facebook che conta oltre i 2000 "mi piace" che uso per promuovere quotidianamente i miei lavori di "Digital Art". La pagina in questione è MotherBoardInk



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Monday, May 19, 2014

Tomorrowland, il festival del futuro

Logo del Tomorrowland e relativo slogan ufficiale - by Tomorrowland Official

Tomorrowland è un festival di musica dance ed elettronica tra i più grandi ed importanti d’Europa, nato nel 2004 e tenuto in Belgio nella città di Boom, a soli 16 kilometri da Anversa. L’atmosfera psichedelica e carnevalesca del festival è arricchita da scenografie dal grande impatto visivo, supportate da tecnologie di realizzazione e comunicazione d’avanguardia e da vibrazioni musicali sempre varie ed innovative.

Nel 2014 ricorre il decimo anniversario dalla sua nascita, e per l’occasione il festival raddoppia la sua durata convenzionale, moltiplicando ospiti, affluenza e divertimento nei giorni da Giovedì 17 a Lunedì 21 Luglio e da Giovedì 24 a Lunedì 28 Luglio. Vista la grande affluenza di appassionati ( nell’edizione 2013 più di 180.000 da tutta Europa ) il festival ha provveduto negli anni ad arricchirsi di ogni comfort, dalle immense aree campeggio e bed & breakfast alle docce e sanitari, da mini-bungalov per i clienti VIP alle rampe d’accesso e alle postazioni per disabili.


Dreamville, l'area campeggio di Tomorrowland - Photo by Tomorrowland Official

Elemento chiave del successo di Tomorrowland è la cura dell’ambientazione e l’altissimo livello qualitativo generale del festival. Ogni anno l’organizzazione investe tempo e risorse in gran quantità nella realizzazione delle scenografie, al fine di garantire un’esperienza davvero indimenticabile ai suoi partecipanti. Un esempio? Nell’edizione 2011, tema “Alice nel paese delle meraviglie”, lo spettacolo che si è presentato agli occhi dei partecipanti è stata una riproduzione degli scenari e dei personaggi dell’omonimo romanzo dell’altezza di svariati metri, con arti robotici in movimento durante gli spettacoli e laser scenografici “sparati” direttamente dagli occhi dei personaggi stessi, così come cascate realmente funzionanti e mascottes dai costumi altamente curati e verosimili mescolate nella folla.

Uno dei palchi dell'edizione 2011 "Alice in Wonderland" - Photo by Unprotectedsets

Ci sono circa 20 palchi al Tomorrowland, con differenze di numero di anno in anno in base all’affluenza di visitatori e gli artisti coinvolti. Ogni palco, anche se minore, ha una sua personale veste grafica, sempre nel rispetto dell’immagine generale del festival. Il palco principale ha ovviamente le scenografie più maestose e spettacolari, e non a caso ha visto in questi 10 anni le esibizioni di artisti del calibro di Armin Van Buuren (2005, 2006, 2008), David Guetta (2006, 2008), Swedish House Mafia, Afrojack, e nelle ultime edizioni anche Avicii, Skrillex, Steve Aoki, Carl Cox, The Bloody Beetroots, Pendulum e FatboySlim.

Hardwell sul palco principale dell'edizione 2012 di Tmorrowland - Photo by DJ Pics HD
Un'istantanea dei partecipanti all'edizione 2013 di Tomorrowland - Photo by DJ Pics HD

Peculiarità di Tomorrowland, che ha in buona parte garantito l'affetto e la fedeltà dei suoi appassionati negli anni, è la presenza di aftermovies particolarmente curati, lunghi e accattivanti. Un aftermovie è un video realizzato montando insieme le riprese dei momenti migliori del festival e reso disponibile dopo il suo termine (da after, "dopo" e movie, "filmato"). Solitamente questi video durano da pochi a una decina di minuti, Tomorrowland li propone ogni anno della durata di ben 30 minuti, per la gioia e l’emozione di tutti i partecipanti e degli appassionati che possono ritrovarsi e rivivere quei momenti, o semplicemente sognare ad occhi aperti una futura partecipazione.       




Nel caso aveste ancora qualche dubbio sull’imponenza di Tomorrowland e dell’affetto provato da fans e appassionati di tutto il mondo, poniamo l’accento su un piccolo dettaglio, come si può leggere su Wikifestivals nella sezione trivia: nel 2012 il festival ha fatto sold out dei biglietti in un’ora. Nel 2013? In un minuto.


Andrea Grasso
Il lato eventistico
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Fonti

L'articolo è stato scritto interamente da me, Andrea Grasso, in base alle mie esperienze personali, al materiale recepito durante la partecipazione al festival e alle esperienze raccolte da conoscenti e/o amici. Le immagini presenti nell'articolo sono state ricavate dalle fonti indicate nelle relative didascalie. 

Per i dati tecnici e le ulteriori informazioni ancora non definite, sono state utilizzate, in aggiunta, le seguenti fonti 
> Sito ufficiale Tomorrowland
> Articolo sul Tomorrowland del blog Unprotectedsets


Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)