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Wednesday, June 04, 2014

Intervista a Lupo Alberto - Disk Jockey negli anni '70

Picture of Disc jockey Paul Anderson on air for KMSC radio. Photo by Mnstate


Al giorno d’oggi tutti noi sappiamo cosa si intende per “dj”. Ma se chiediamo a un ragazzo degli anni ’70, la risposta non coincide esattamente con la nostra.



Parlami della tua esperienza.

All’epoca quasi tutti i disc jockey iniziavano nelle radio locali nella quale c’erano poche risorse, tant’è che molte volte i dischi venivano acquistati dal dj stesso. Per un paio d’anni ho lavorato in una radio locale, Radio Moncalieri Centro, e nel frattempo feci diversi provini in radio più grandi, ma vista la mia giovane età (ero minorenne) non potevo essere contrattualizzato.

Cosa faceva un dj in una piccola radio locale?

Per quanto riguarda la mia esperienza e dei colleghi che ho conosciuto, ci si occupava di tutto. Si predisponevano gli orari dei programmi in base anche alle proprie esigenze, ci si occupava dalla gestione del mixer alla realizzazione della scaletta, e anche all’inserimento degli inserti pubblicitari, che erano la linfa vitale per tenere in piedi una radio privata. Mi ricordo che ci fu un periodo in cui eravamo stati obbligati a fare i broker pubblicitari della nostra stessa radio.


Hai lavorato solo in radio?

No, successivamente ho lavorato in una discoteca in una località turistica montana, ed è stata un’esperienza bellissima in quanto avevo un rapporto diretto con il mio pubblico.


Ma che differenza c’era tra lavorare in radio e in discoteca?

In radio tu non vedi il pubblico, ti accorgevi dell’indice di gradimento dalle telefonate (gli SMS non c’erano ancora) e quindi ti rapportavi sostanzialmente con l’amministrazione della radio che valutava la bontà del tuo programma in funzione della raccolta pubblicitaria. In discoteca invece si veniva a creare un rapporto diretto con il tuo pubblico ed eri il centro della serata. La riuscita della serata dipendeva esclusivamente da te, se riuscivi a coinvolgere il pubblico in sala: eri considerato un bravo dj in funzione delle scelte musicali e della capacità di mantenere un ritmo sostenuto. In ogni caso sia in radio che in discoteca diventava importante la voce del dj per creare l’atmosfera che ci si era prefissati.


Cosa faceva esattamente un dj di quegli anni che lavorava in discoteca?

Il mio compito era quello di coinvolgere il pubblico, cercando di capire quali erano i gusti. E per intrattenere ovviamente mixavo la musica. Per farlo utilizzavo un mixer e due piatti e poi c’era anche il mixer delle luci. Si faceva partire un brano, poi verso la fine in cuffia ascoltavi l’inizio del secondo brano: trovato il punto di aggancio c’erano due tipi di mixaggio: quello sfumato ossia la sovrapposizione dei due brani, e quello secco, lo stacco. Interrompevi e partivi con il nuovo brano. Un buon dj ovviamente era apprezzato sugli sfumati quando non ti accorgevi di passare da un brano all’altro. In più c’era il mixer delle luci gestiva le luci psicodeliche che si accendevano alternativamente a tempo di musica e c’era un apparecchio in cui potevi regolare i vari toni e la sensibilità della luce. Poi c’era la strobosfera, fondamentale dopo il film Saturday Night Fever! E per i pezzi più rock si usava la stroboscopica che veniva sincronizzata manualmente con il pezzo che si ascoltava.


Secondo te il dj come viene oggi definito, è lo stesso degli anni 70?

Ai miei tempi il dj radiofonico era uno e faceva tutto: oggi c’è la regia, l’addetto alla consolle e poi c’è lo speaker. Direi che è decisamente cambiato il dj radiofonico rispetto a quello degli anni 70. Per quanto riguarda i dj che lavorano nelle discoteche al giorno d’oggi, in un certo senso mi ritrovo: il dj è sempre il centro della discoteca. Credo però che il dj odierno, pur non essendo producer, si confronti con strumentazioni molto più complesse rispetto a quelle che utilizzavo io.


Faresti il dj oggi, con la musica odierna?

Credo di no, non la capisco proprio la musica odierna! (ride)


Lupo Alberto chiude così l’intervista, divertito dal salto generazionale che ha vissuto. In conclusione, come emerge dall’intervista il ruolo del dj non è cambiato molto, si può dire che si sia semplicemente evoluto, soprattutto grazie all’aiuto dato dall’era digitale.



Elena Masia
Il lato tecnico
S195086



Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Tuesday, May 20, 2014

Il dj producer e la produzione della musica elettronica

Come in ogni tipo di musica, il momento più importante è quello della produzione.

Mentre i musicisti tradizionali utilizzano strumenti musicali, nel campo della musica elettronica esistono diverse strade: quella analogica e quella digitale. Per quanto riguarda la produzione attraverso strumenti analogici, i dj producer utilizzano i sintetizzatori, ossia strumenti e tastiere che producono il suono, che viene poi inserito nei vari programmi per la composizione.
Negli ultimi anni però i dj si sono rivolti sempre di più agli strumenti virtuali detti VST, Virtual Studio Technology. Si tratta di uno standard di plugin musicali creato da Steinberg, ideato per creare suoni in modo virtuale. Nasce nel 1997 ed ha successo fin dall'inizio grazie alla semplicità di realizzazione di plugin e alla presenza di un kit di sviluppo software reso pubblico gratuitamente.

Foto by ldandersen on Flickr
La diffusione dei Virtual Studio Technology fu una vera e propria rivoluzione nel campo musicale, infliggendo un duro colpo al mercato dell'hardware musicale. Alcuni produttori di strumenti e dispositivi musicali reali però, anziché soccombere, hanno collaborato con l’informatizzazione musicale. Sia con i sintetizzatori sia con questi strumenti virtuali si creano quindi i veri e propri suoni che andranno poi inseriti nei programmi adibiti alla composizione: i più utilizzati sono Ableton, Logic (Apple), Cubase e Reason. Il programma più utilizzato è Ableton. Questo software è relativamente semplice da utilizzare: ci sono due schermate, di cui la prima in cui si inseriscono le diverse sezioni per percussioni, basso e melodia, e il beat, ossia il ritmo, mentre nella seconda si crea l’arrangiamento, ossia “l’ordine” con il quale vengono inseriti i suoni. 

Foto by  Robert Gourley on Flickr
Quando si parla di produzione, entra in gioco il dj producer, ossia un dj che produce la propria musica che verrà riprodotta da lui stesso o da altri. È importante fare questa distinzione poiché non tutti i dj svolgono questo compito.

In conclusione, la produzione di musica elettronica può tranquillamente essere paragonata a quella della musica normalmente intesa; si tratta di una composizione artistica, e dunque anche i dj producer possono essere definiti veri e propri artisti musicali, anche se moderni.

Elena Masia
Il lato tecnico
S195086

Fonti


Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)


Saturday, April 26, 2014

La nascita e l'evoluzione della strumentazione nella musica elettronica




La musica elettronica per definizione è tutta la musica prodotta o modificata da apparecchiature elettroniche.

I primi strumenti propriamente elettronici vennero realizzati a partire dal 1900: tra questi ci sono il telharmonium, inventato nel 1897 da Thaddeus Cahill, il Theremin, inventato nel 1919 dall’omonimo Lev Theremin e l’Onde Martenot, nato nel 1928, che fu il primo apparecchio elettronico a diffondersi poiché considerato uno dei migliori strumenti, e rimasto sul mercato fino alla metà degli anni cinquanta. I primissimi esperimenti risalgono al 1700, quando si tentava di utilizzare forze elettrostatiche per produrre suoni. Parallelamente, durante gli anni quaranta, vennero costruiti i primissimi modelli di sintetizzatori, ossia apparati in grado di riprodurre suoni. In seguito alla seconda guerra mondiale ci fu poi il miglioramento delle tecniche di registrazione e ciò permise la diffusione dei primi studi elettronici.




Con la musica elettronica è indispensabile considerare la figura del dj: il dj nasce con i primi esperimenti radiofonici, quando le trasmissioni mandavano in onda la musica utilizzando grammofoni, e in seguito giradischi. Il DJ aveva sia il compito di intrattenere i radio ascoltatori e selezionare i dischi, sia quello di “mixarli”. Nasce così l’arte del mixaggio, ossia la sovrapposizione di due dischi a tempo. Con l’avvento della disco music, il dj diventa l’artefice del successo della serata. La discoteca diviene quindi un luogo di appassionati della disco music in cui era il dj a creare la giusta atmosfera. Nascono infatti le prime star tra cui Frankie Knuckles. Dalla Disco Music, dove il dj si limitava a mixare i brani, si passa all’House Music, che era prodotta dai dj stessi. Essa nasce in America e si diffonde rapidamente in tutto il mondo occidentale, dove le vere star sono i dj e non i cantanti. L’House Music lascia al passo al filone di musica elettronica.




Fino agli anni novanta venivano utilizzati i giradischi. I più famosi sono sicuramente quelli della Technics, fabbricati dal 1972 fino al 2010; essi nascono come giradischi di alta fedeltà e vennero adottati dai dj. Con l’avvento dell’era digitale sono poi arrivati i cdj e le consolle digitali. Nel 1990 la Pioneer lancia sul mercato il primo cdj della storia, il cdj 100, che va a sostituire i giradischi. Il CDJ è semplicemente un riproduttore di CD audio e di supporti USB creato per facilitare il lavoro dei DJ. Nelle consolle digitali, quindi, sono stati messi tutta una serie di controlli che con i vinili venivano fatti manualmente. Il più importante è sicuramente il Pitcher che permette di sincronizzare la velocità dei due brani, in genere ai 128 BPM (beats per minute). Al giorno d’oggi esistono molti DJ ancora legati alla tradizione del vinile. Essi infatti utilizzano il sistema Timecod, ossia vinili con un algoritmo inciso che permettono di suonare tracce digitali con i giradischi.




L’era digitale non ha stravolto le “regole” della musica elettronica, ma ha sicuramente facilitato il compito del DJ e ampliato le gamma di effetti che in analogico sarebbero inimmaginabili.


Elena Masia
Il lato tecnico
S195086


Fonti
> Pagina Wikipedia CDJ
> Pagina Wikipedia Technics SL-1200
> Pagina Wikipedia Disk Jockey
> Pagina Wikipedia Sintetizzatore
> Pagina Wikipedia Musica Elettronica
> Forum Virtualdj, topic generale relativo al Timecode





Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)